Mini-guida Fabula. Tutto quello che c’è da sapere per scrivere una Favola.

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Quali sono le regole per scrivere una favola? Come faccio a non sconfinare in altri generi e fare un buon lavoro? Quante volte ci avete chiesto consigli e suggerimenti in vista della partecipazione al Premio Fabula? Eccoci, pronti a rispondere a tutti con una mini-guida adatta a tutti coloro che ancora non hanno ancora trovato l’ispirazione giusta per scrivere una favola, quella che vi aprirà le porte della nona edizione del nostro Premio.

COSA SI INTENDE PER FAVOLA. Partiamo dalla definizione: una favola è un breve racconto dove i protagonisti non sono umani, pur avendo caratteristiche umane. Parlano, si muovono, pensano ed agiscono come uomini ma sono in prevalenza animali o anche piante ed oggetti. La favola ha l’obiettivo di trasmettere una morale, ovvero insegnare qualcosa a chi la legge attraverso le azioni e i fatti contenuti nel racconto.

GUIDA ALLA SCRITTURA DELLA FAVOLA.

  1. SCEGLIERE UNA MORALE. Il miglior punto di partenza è proprio la fine, ovvero identificare il messaggio che vogliamo trasmettere attraverso il nostro racconto. È quindi necessario avere ben chiara la morale e poi procedere a strutturare il racconto che abbiamo immaginato.
  2. SCEGLIERE I PERSONAGGI. La fase successiva riguarda la scelta dei personaggi: chi vogliamo che compaia nella nostra favola? In genere i prediletti sono gli animali ma nulla vieta che si possa puntare su oggetti o forze della natura. L’importante è che ognuno incarni una qualità, un tratto specifico o caratteristica umana come, ad esempio, la gentilezza, la bontà, la cattiveria o la vendetta.
  3. SCEGLIERE IL CUORE DELLA FAVOLA. Quale è il problema o la situazione che vogliamo risolvere nel nostro intreccio e che, alla fine, ci conduca alla comprensione della morale? Possiamo scegliere, ad esempio, una gara, un’ingiustizia subita da equilibrare o un sogno da realizzare.
  4. DETERMINA GLI ARCHETIPI DEI PERSONAGGI. Gli arechetipi sono dei modelli cui ci si riferisce attraverso un singolo personaggio. Gli archetipi utilizzati nelle favole sono universalmente riconosciuti ed associati a tratti del carattere e dell’animo umano. Eccone alcuni:
    1. Il lupo: disonestà, ingordigia, avidità
    2. Il leone: forza, orgoglio
    3. L’asino: ignoranza
    4. La mosca: saggezza
    5. La volpe: intelligenza, astuzia
    6. Il falco: autoritarismo, assolutismo
    7. La gallina: vanità
    8. L’agnello: innocenza, timidezza

In genere, è sempre buona norma scegliere due personaggi contrastanti in modo da essere facilitati nella stesura del racconto.

  1. SCEGLIERE L’AMBIENTAZIONE. Un elemento di grande importanza nella scrittura di una favola è la scelta del contesto ovvero, dove si svolge il racconto? In generale, è sempre opportuno scegliere luoghi, storici, reali o di fantasia, facilmente riconoscibili dalle persone. Due degli esempi più noti sono il bosco e il mare dove spesso nascono e vivono favole bellissime.
  2. DETERMINARE LA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA. Come si arriva alla realizzazione del cuore della favola? È importante capire bene quali sono le fasi e le situazioni che ci porteranno a risolvere il problema o l’ingiustizia che ha originato la favola. Bisogna, dunque, risolvere il conflitto. Ad esempio: come fa la tartaruga a vincere la gara con la lepre?
  3. SVILUPPA LA FAVOLA. Inserisci dettagli su ambientazione e personaggi e inizia a sviluppare la trama. Occupati della presentazione della situazione iniziale, del conflitto o del problema. Dai sfogo ai dialoghi, fai interagire i personaggi e metti in mostra le loro qualità. Infine, dedicati alla risoluzione del problema con cui, alla fine, trasmetterai la tua morale.
  4. ARTICOLA LA LEZIONE. Come ultima cosa occupati della spiegazione della morale che hai scelto. Fai in modo che la morale sia compresa, spiegala e rendila comprensibile per tutti.

ECCO UN ESEMPIO.

LA CICALE E LE FORMICHE di Esopo.

Era un’estate calda e un’allegra cicala cantava sul ramo di un albero. Ai piedi dell’albero una lunga fila di formiche trasportava chicchi di grano, facendo molta fatica sotto quel sole accecante. Facendo una pausa tra una canzone e l’altra la cicala si rivolse a una formica: “Perché faticare tanto? Canta insieme a me!”.

La formica si fermò appena un attimo per osservarla: “Non posso! Se non faccio provviste per l’inverno quando farà freddo cosa mangerò? Arriverà la neve e coprirà tutto e non si troverà più nulla da mangiare!” e riprese instancabile ma affaticata a trasportare il suo chicco di grano.

La cicala non era d’accordo, pensava che l’estate era ancora lunga e proseguì con il suo canto senza pensare più alle formiche sotto di lei. Così andò avanti tutta l’estate: la cicala cantava e le formiche lavoravano. Passarono i giorni, le settimane e i mesi e le foglie cominciarono a cadere dagli alberi. Anche la foglia dove era attaccata la cicala cadde e lei si trovò sul terreno, già indurito dalle prime brine. Infine arrivò l’inverno e non si vedevano più foglie verdi in giro.

La cicala cominciò a vagare ma non trovava quasi nulla da mangiare. Inoltre era davvero molto infreddolita perché non aveva nemmeno un riparo. Trovò la tana di un topolino ma era sbarrata da un sasso. Finalmente trovò una porticina di legno che sembrava condurre in una galleria sotterranea.

Entrò titubante, ormai magra e indebolita… e cosa vide? Migliaia e migliaia di chicchi di grano, profumati e invitanti! Ma a far la guardia a quel tesoro c’erano numerose formiche.

“Posso avere uno o due chicchi di grano?” chiese la cicala alle formiche.

“Uno o due? Sai che per portare qui uno o due chicchi di grano, una o due di noi hanno dovuto faticare per uno o due giorni!” replicarono le formiche.

“Ma io non trovo nulla da mangiare, non ho una casa e sono infreddolità” si lamentò la cicala.

“E cosa hai fatto tutta l’estate mentre noi lavoravamo per procurarci le scorte per l’inverno?” chiesero le formiche.

“Ho cantato!” escalmò la cicala.