Meglio cervello che muscoli

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Di Damiano Lenza

C’era una volta, nell’antica città di Ercolano, un ragazzo di 13 anni di famiglia benestante. Il suo nome era Lidio, andava a scuola e aveva sempre ottimi risultati.

Non possiamo dire lo stesso di Rufus, un ragazzo di 14 anni

massiccio e robusto, che a scuola era un disastro. Per questo motivo, per l’invidia maltrattava sempre il povero Lidio.

Per sua sfortuna Lidio era un ragazzo molto timido e quindi sopportava i maltrattamenti di Rufus senza dire nulla a nessuno.

Un giorno Lidio mentre tornava a casa, che si trovava al centro della città, vide un ragazzino picchiato da un ragazzo più grande. Preso dall’istinto, Lidio diede una spinta al ragazzo più grande che andò a sbattere contro un muro. Il ragazzo più grande scappò e il ragazzino, a stento, si rialzò e ringraziò Lidio.

Lidio, quel giorno, tornò a casa a bocca aperta sorpreso dal gesto compiuto quel pomeriggio.

Il giorno dopo, mentre Lidio si avviava verso la scuola, incontrò Rufus con dietro il ragazzo che l’altro giorno aveva molestato il ragazzino. Quello che Lidio non sapeva era che quel ragazzo era il fratello di Rufus. Quindi Rufus offeso, ma stanco di maltrattare Lidio ogni volta, lo sfidò a una gara. Essa consisteva in tre sfide

La prima era spaccare un masso nel minor tempo possibile

La seconda era un combattimento

La terza una classica gara di corsa.

Lidio dalla notizia fu molta spaventato e scoraggiato sapendo che nel campo della forza era completamente negato ma, senza paura, si allenò duramente. Il giorno della gara era presente tutta la scuola a vedere il sicuro fallimento di Lidio.

Rufus e Lidio si prepararono alla prima sfida. Alla partenza Rufus cominciò a dare pugni al masso con tutta la sua forza, invece Lidio accese un fuoco sotto la roccia e appena la roccia fu calda gli butto addosso dell’acqua gelida. Subito il masso si spaccò e Lidio vinse la prima sfida.

Per la seconda sfida Rufus si attrezzò bene. Si fece fare dal padre, che faceva il fabbro, un’armatura di ferro molto resistente. Quando il combattimento iniziò, Lidio, cominciò a girare intorno a Rufus che ne uscì confuso e cadde a terra. A causa del peso dell’armatura Rufus non riuscì ad alzarsi e Lidio uscì di nuovo vincitore.

La terza sfida era quella più dura cioè una corsa dalla base alla cima del Vesuvio

per poi fare la strada a ritroso. Quando cominciò la corsa Rufus partì come un razzo e arrivò in cima in meno di mezz’ora. Per Lidio non andava bene perché gli venne subito il fiatone e quando vide Rufus di corsa per arrivare alla base rallentò sapendo di aver perso. Dopo un’ora Lidio arrivò quasi al traguardo

e sentì un cane abbaiare vedendo Rufus su un albero nel tentativo di fuggire dal cane. Subito Lidio, utilizzando due pietre focaie, accese un fuoco su un bastone e spaventò il cane che scappò. I due tornarono al traguardo insieme ne diventarono anche amici. Rufus imparò un’importante lezione: quasi sempre i muscoli non sono la soluzione e infatti dopo pochi mesi alzò notevolmente i suoi voti e dal quel momento non infastidì più nessuno.